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Inside filmmaking

Le voci fuori campo di presenze

Pubblicato da silosproduction su 16 Luglio 2008

Il nostro nuovo cortometraggio, “presenze nel silenzio”, si caratterizza fortemente anche per l’importanza che hanno le voci fuori campo.

E’ la prima volta che ricorriamo a questa tecnica narrativa particolare, e ci siamo accorti quanto sia difficile e delicata da usare… Parte del ritardo nel montaggio è stato causato anche dall’uso di questa “arma impropria”!

Ci sono film che grazie alla voce fuori campo (vfc) diventano veri e propri gioelli, e l’effetto del dialogo con lo spettatore che si genera cattura in modo molto convincente e coinvolgente chi guarda il film. Nella maggioranza dei casi però l’uso della vfc può risultare improprio o superfluo per la comprensione della trama.

Presenze nasce con la necessità di usare la voce fuori campo. Senza di essa la storia non sarebbe compensibile perché quella che si vede nel corto è un frammento della storia complessiva. E’ la parte finale di una storia. Non c’è un dopo ma un prima, che nel film non viene mostrato. Il film inizia con una situazione già ampiamente sviluppata. L’indagatore è nella casa, già certo di non avere scampo. Quello che è successo prima della sua entrata nella casa stregata non lo sappiamo. Senza la voce fuori campo però non sapremmo nemmeno chi è il personaggio nella casa, perché si trova lì, cosa sta facendo, quale situazione si è creata. La storia non sarebbe comprensibile.

Ecco che la voce fuori campo dell’indagatore tratteggia la situazione, presenta il protagonista, la casa, lo scopo della sua presenza e quale situazione sta vivendo. Poche parole ma precise, lo stretto necessario. E dette in modo adeguato alla situazione…

In presenze però abbiamo anche una seconda voce fuori campo, misteriosa, non è chiaro a chi appartenga e non serve a spiegare la storia, ha il “compito” di aumentare il coinvolgimento dello spettatore, creare inquietudine, atmosfera. E’ quella che chiude il film e che accompagna alcune azioni dell’indagatore.

Le due voci si intrecciano per tutto il cortometraggio e sono gli unici contatti tra il pubblico e le vicende del film. Sembrano spiegare la stessa storia secondo due diversi punti di vista: da chi la vive e da chi guarda (nella casa) chi la vive. Da chi non sa cosa sta per succedere e da chi sembra sappia già tutto.

Le potenzialità della vfc sono grandi ma è uno strumento da “usare con cura”, sia perchè molto difficile da realizzare che da “dosare”. Chiunque abbia provato a fare la vfc potrà confermare la difficoltà nel recitarla, chiunque abbia scritto un dialogo per voce fuori campo potrà confermare quanto è difficile scriverlo per adattarsi alle scene! E poi viene il montaggio: quella frase così bella fa proprio schifo sulla scena in cui ci serve. Solo ora che la vediamo sulle immagini ce ne rendiamo conto… Chiamiamo l’attore che dopo ore e ore era riuscito a recitarla come volevamo e sentiamo chi l’ha scritta e diciamogli: ci sarebbe da cambiare la frase, non va bene con il video, e c’è da recitarla di nuovo… Saranno tutti così contenti che ci faranno la festa!

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